Nella moltitudine apologetica del mio canto

Quale armonia dei corpi,
quale gioia provvederà
per tanto intimo saluto
che bissa ogni sostanza dell’addio?
Guarda, non tacere.
Nella dispersione dei volubili istanti
che l’anima rattengono
poco prima che s’empia, ella,
di quei ritorni amabili,
che solo nei chiari fasti del mattino
la sua connaturale eclisse
trova forma, specie e compimento,
pigola il cuore,
come in ciel di terra la rondine.

E migra,
coll’umido becco che muove l’aria,
liberamente sintonizzata
in quell’abbraccio d’acqua e vento
che scuote il giro della morte
amplificata in volo d’angelo.
Destati,
tu che brilli come l’astro più sconosciuto
sulla retta dei mecenati,
e annuncia alle nazioni,
annuncia a ogni genìa di ribelli
che la buona notizia scintillerà,
definitiva, sui loro indaffarati crani
nella moltitudine apologetica del mio canto.

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