Nel senza donna e nel senza uomo

Non sapendo altro e nulla più desiderando si concesse alla morte quale suo ultimo lenzuolo dove il suo corpo coprire da ogni male subito, quasi ergendola come suo baluardo estremo il quale avrebbe dovuto fungere da traghettatore per l’anima verso l’ignoto sapere nell’indicibile suo naufragio. Con lo spavento tra le labbra sorrise e, abbracciando il nulla, tra le carezze del silenzio si risvegliò nel bacio della bellezza. Oh poesia senza nome, saggiò il primo verso dell’amore e dimenticando tutto si riscoprì altrove, essere nuovo, con lo stupore che allattava il concerto che si manifestò nel suo snello sentire quando comprese, tra gli angeli pieni di festa, che il divenire ultimo della creatura non altro era che abbandonarsi tra le braccia della volontà fertile e superiore. E la conoscenza s’incarnò nel senza donna e nel senza uomo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Perfino i cieli tremano

Vorremmo affermare forse l’inascoltato, indi porgerlo presso l’inaudito e revocarne, infine, la sua giustizia sempre più pretesa dai clamori dei…

Il tacere, a nome dei tanti

Il tacere, a nome dei tanti. Poiché non destammo le mattutine stelle dalla matrice dell’alba, quale sogno credibile al sogno,…

In diramazioni coercitive di spiacevoli masse

Non una realtà inconsapevole né multiformi dimensioni distratte ebbero piacere nell’abitarvi, uomini. E se ad offuscarsi come smorte candele furono…

Tu spargi fiori abbrividendo mondi

E nei tuoi occhi ci scavalca così - premurosa, meglio forse non pensarla - l’idea dei nostri anni, che lungo…