Nel duetto dell’anima e della carne

Costretti nell’intimo
vagabondare, nel duetto
dell’anima e della carne,
dicono che, come il vento
soffia senza riguardo alcuno,
talvolta, siamo come querce
sulle quali non vegliano usignoli
poiché la vera nidiata celeste
è rappresentata dal nostro canto
che al tempo è quiete e passaggio
per la definitiva primavera dell’essere.

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