Nel corpo di chi poco s’identifica nell’altro

Io so, so
che tu m’osservi
nell’intimità della parola,
dunque del pensiero
preceduto, quasi sempre,
dagli spasmi di una coscienza
che declina la sua onestà
sui promontori dell’anima.

È proprio per tale accadimento,
per l’esecuzione momentanea
della contrazione del rimosso,
che io lascio alla volontà
che ancora, ancora oggi,
m’ha designato e orma e uomo
il coraggio del passo e
dell’esistere il suono.

Così, ad avvenuta disintegrazione
della realtà nel corpo di chi
poco s’identifica nell’altro,
divento un inconosciuto spartito,
il suo stralcio, in questo
concerto dominato dall’ultimo
vocalizzo di un cuore che spalanca i cieli
nel canto immenso di sua madre.

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