Nel concerto di un’aritmia estatica

La tua accortezza mi è
a tal punto intima, sonora,
tanto da riscattare questo
petto scosso
dalle impetuose vibrazioni
di un’anima non più,
non più in aurea attesa
tra le fasce neonatali.

Oh fisionomia delle sfere,
inconcepibili forme purissime
che sfuggendo all’umano sentire
deflagrano l’attimo
rendendolo quoziente
intelligibile dell’arte.

Traversato dalla tua quintessenza
non rifletto che i perimetri del tuo prisma
nei suoi luminosi e gradevoli umori
ascendendo fin dentro la tua bellezza
con ogni mia libera ferita,
morso che il cuore più non stringe,
nel concerto di un’aritmia estatica
diretta dal fibrillante atomo.

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