Nel caotico linguaggio del finito sfinito

Inutilmente, a vuoto ingresso,
noi, sparpaglianti estranei
con la fragranza d’essere che tura
i cuori meno deboli e inefficaci,
abbiamo domato le altrui illusioni,
le comode irrealtà.
Tornaconto, il momento v’è sempre,
come quando l’azzurrità sembra
scomparire dagli occhi dei più anziani
e tutto ridiventa cieco, il frutto
che senza la sua beneamata terra muore,
e non s’ode lamento nel naturale accenno
di una mistura di dolore svegliata
nella sua lontana, rude miscredenza.
Eppure il dimenticatoio. Questo essere
fibra ed elemento nel caotico linguaggio
del finito sfinito che, gratuitamente ricevendo,
albeggiante vita riposando ruota.
Ed è vano il satellite,
che luce occlude, occupa ed espira,
nel travaglio atteso di una tramontata notte
dolosa più dei passi svirgolati degli uomini,
queste realtà superstiti per la coniugata estinzione.

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