Nei brevi rapimenti della umana memoria

Nella fanghiglia dei giorni superstiti
mi sono annullato ai luoghi e alle dimensioni,
sciogliendo i lamenti delle locuste
nei brevi rapimenti della umana memoria.

Ma sono riemerso, il dolore della menzogna
mi ha carezzato e ho voltato guancia,
benché quella pacca non era né fredda né calda,
solo tiepida, come di una cagna la bava.

E ho cantato il suo lamento piangendo i suoi morti,
le ho rattoppato la veste pagando i suoi sbagli,
perfino nei suoi aridi campi amore ho seminato
senza mai voltarmi dietro, col dolore dell’aratro.

Vorrei farti anch’io una carezza, delicata e onesta,
gioia piena infusa nella bollente atmosfera del vero,
ma tu non hai guance, né corpo, né cuore, né anima,
solo l’aspetto, sciorinato e avverso, d’una persa identità.

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