Negli affollati cuori di spalancate similitudini

Il vanto escluso ed acclarato del non essere,
nel sentimento della stanchezza futile,
affinché si dimostri letale, talvolta,
non solo ai lividi consunti negli occhi,
non è una percezione fraudolenta dell’anima.

O nostalgia della stagione indenne,
fragranza piena dell’estate che mi colma:
amo sui limitari non convenienti del dubbio,
dove l’onda schianta ogni natura millenaria
su d’una battigia insufflata da torbide lacrime.

In quale fato suffragherò l’agognata certezza,
dignità che l’invernale mareggiata non esclude,
se il computo dei volti dei più incostanti giorni
non affatica la verginità del mio pensiero
mai sopraffatto da tanta umana vergogna?

Immerso in una indottrinata, libera parola,
che della voce mia non placa il timbro, la memoria,
corro contro i dualismi eterogenei del reale,
affascinati dai sotterfugi deteriorati dal mal vivere,
per sugellarmi negli affollati cuori di spalancate similitudini.

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