Mia poverissima parola, mia altissima cicala

Soffro di una stanchezza felice,
tanto illuminata che, ahimè,
povera cicala.
Il suo canto nato intirizzito
s’è appena sciolto nel di là
e lo stellato adesso è intero,
attorno a me, che mi duole,
e l’amore che mi duole,
tanto illuminato,
è per averla cantata.
Mia poverissima parola,
mia altissima cicala.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.