Mia dolce vergine Città

Non sarai mai tu a dover badare al tuo cammino.
Tantomeno il dovere.
Come la notte si separa dal giorno,
la luce dalle tenebre,
ecco la voce separarsi dal silenzio.
L’anima.
Prendi adesso il suo lettuccio,
poni la tua vita sul cuscino posto a piedi,
bada che le lenzuola non abbiano a toccar la terra
e scuotendo la tua cenere dal capo
abita lo spirito che ti abita e chiamalo sorella mia,
mia sposa, mia diletta, mia tutta bella,
mia dolce vergine Città!

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