Mi raggiunse la tua età così privata

Mi raggiunse la tua età
così privata, fulgore di rose marine,
da lasciarmi attonito e sguarnito
al controllo dei miei globi
e delle mie precoci atmosfere.
Intima, senz’alcun attributo d’aggiungere,
ti mescolasti alla mia sostanza corrotta
partecipando col diadema dell’anima
a più ampie chiarità del mio nuovo volto
e lasciandomi saggiare l’elevazione del puro,
dell’ignoto.
E venne a noi la sospensione dell’immoto,
l’inconosciuto tempo che del tempo ne è patria,
solennità e grembo,
per adempierci alle fatalità della quiete
nella consapevolezza estrema
di una rigenerata collisione tra pensiero e memoria,
atto non prescindibile dall’archetipica unione
che cavalcando se stessa ci rese partecipi e complici
del ravvivarsi escatologico a folgore della parola,
sotto una dottrina non umana
che il nostro giogo sollecitò
nel fecondo imperversare dell’inconsueto e dell’imperituro.

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