Mi pasce un’aria vitrea, insonne

Mi pasce un’aria vitrea, insonne.
Che sia questa
l’anima del giorno
in pochi, assennati attimi
composti nel sudiciume del mondo
chi può stabilirlo, certezza che mi schianti
questa volgare coscienza, inerme
nel constatare la sua infinità nullità,
fronte vita, dietro morte, e ancora.
Osservati da una improvvisa schiavitù,
dal crogiuolo che raffina perfino il male,
siamo in ginocchio, quasi faccia a terra,
nessuno escluso, in balìa di un vento sporco,
ormai assuefatti ai decreti che violentano,
senza una fine dignitosa,
l’intero spartito che non più ci governa:
il mondo.
E piccoli, siamo divenuti consapevoli,
accettandolo o negandolo l’esercizio del vero,
di quanta necessità, di quale nutrimento
non solo spirituale può rendere alla speranza
una fiaccola seppur flebile, per possedere,
finanche solo con lo sguardo, un amore ritrovato
verso il prossimo, verso l’amico, verso sé stessi.
Amiamoci negli occhi, dunque,
doniamoci l’un l’altro l’ossigeno necessario
che renda pura l’esistenza e nuovo il sogno,
e baciamoci ovunque, senza paura, nella ritrovata parola.

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