Mendicante

Ogni tempo ricominciare, sempre l’uguale,
oggi per domani, per dimenticare
o ritrovarlo l’ieri.
Così trascorre le sue giornate l’uomo,
colui al quale non è dato di sapere i nomi,
i dispiaceri e le gioie delle persone.
Solamente le dicerie gli sono concesse,
con quei loro sgarbi e sgradevoli suoni.
Gli è dato, tuttavia, d’imboccare la febbre,
d’invocare nessuno al bisogno,
di tramutare in un sorriso le altrui bestemmie.
Infine, a sera tarda, cadavere vestito,
è lui che tutto comanda e ognuno lo fugge.
Combatte tra denti e laringe la sua vera battaglia
e nella fame degli occhi digrigna lo stomaco,
e raccolto nel suo immondo e prezioso sudario
alza il calcagno e a scarpe rotte scherza coi vermi,
lui, l’escluso dalla società e da qualsiasi condanna.
E ritrovarlo l’ieri, per la virtù di ogni tempo,
nel ricominciamento del domani, l’uguale sempre all’oggi,
lavato nella vita e figlio dell’alba. Per non dimenticare.

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