Mattina di primavera

Mattina di primavera.
In casa mia tutto dorme, compreso aprile.
A pieni polmoni entro nel cinguettio degli usignoli
e seguendo il loro canto, mai fuori nota o selvaggio,
fuoriesco dalla mia stessa introspezione.
Oh, solfeggio altero della parola! Idolo di ogni millennio.
Non ti calpesto, non ti maledico.
Io ti sovrasto, oltre te mi elevo con astrale silenzio
e tra tempo e spazio l’unico gesto di cui sono capace,
come creatura, è quello d’inquadrare in terra la liberazione
prima di porla in olocausto alla meno pretestuosa memoria.
Canto. Come un timore che racchiude il seno
la luce che m’invade, adesso, non è più preda del pensiero.
Mattina di primavera.
Oh, Aprile! Nella tua casa ho visto un sole.
Stagione che prevaricherà ogni conclusione umana
e parabola certa di una sottile abduzione.

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