L’ultima ratio

Come se si fingesse di desiderare soltanto ciò che al piacere importa e ciò che la mancanza d’esso non comporta siamo esplicitamente corrotti nelle altrui promesse e condotti, come pascolo da macello, ad un lugubre viatico dell’intelletto dove fin troppo facilmente veniamo depauperati della nostra identità, dei nostri bisogni natii, a dispetto dell’interesse di crudeli pastori, mercenari mossi dall’interesse di padroni senza pietà che tranciano gli invalicabili recinti dei diritti di ogni vita, plauditi finanche da noi stessi, i ciechi e gli occulti, i trasparenti e i violati, mentre marciano col sangue delle vittime nelle loro coppe ricolme di sete colpevole verso la porta fastidiosa della verità, della libertà, della normalità, e con insana volontà imprimono il sigillo a fuoco di sorellastra schiavitù sulla nostra pelle ferita, nella nostra mente rifugiata. Senza più presente avremo una certezza matura, un anelito non frangibile di ritorno all’esistere primordiale, nei suoi albori e nella sua ingenua giovinezza donata dalla felicità? È questo l’istante, la chiave che non aggira il dolore ma che spalanca quella porta mai raggiunta, inattesa e così vicina, oltre la quale i nostri figli attendono il bacio nuovo dell’estate nel suo frutto inviolato: è l’amore, la madre dell’ultima ratio.

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