L’origine della fine (Il buco nero)

L’universo nel quale crediamo è uno dei figli di più universi. Generato per cosmico appetito, in esso si avvicendano le più inesprimibili espansioni e regressioni, in un moto costante che non oltrepassa il perpetuo. Tali movimenti temporali sono attinti dall’alternarsi delle stagioni luminose e tenebrose. Quale incognita più grande per l’essere umano il sapersi solo o non unico in questo emisfero di razza diseguale? Il sistema dove crediamo di albeggiare, l’infinito a cui tendiamo, cosa sono in fondo se non l’esclamazione di un unico respiro del tutto amato ed ingoiato in uno spazio sospeso e clamoroso che volgarmente definiremmo, se vita fosse come allora, cioè tra miliardi estesi di anni luce, come ignari già lo definiamo?

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