Libero dai vortici essenziali dei presenti

Libero dai vortici essenziali dei presenti
ho fame di te,
nostalgia d’esserci,
vivendo l’autunno mai tuo,
tra l’acino maturo e la profusa viola,
nella gola del cuore più oriundo
dove, tumefatto, rimbomba l’eco diafana
dell’impresa di chissà quale goccia d’argilla
o di qual altro soffio di cenere
in esportazioni simboliche di strida su baci.
E colà tendo sull’oscuro avvenire
come un respiro che si forgia sui fiori,
quando s’approssima il canto dell’aurora
e l’attesa termina con rapide apologie di rugiada.

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