Lì dove sorge come un assioma interminabile la tua bellezza

Di te, cromosoma e
battito, m’hai concepito.
Abbandonato al tuo seno
guardavo l’equidistante volto
galleggiare già nei miei primi
fremiti, nel tremolare dei
neonati attimi anelavo
ai tuoi luminosissimi occhi,
dove la luna mai s’arrendeva
e il mare tutto pareva rappreso
in uno sguardo immobile
che dentro me si estendeva.
Non saranno altre parole,
oggi, a rivelare il sentimento
tuo di donna e di madre.
È difficile, tal’ ineffabile mistero,
così colmo di significati.
Per ben poter comprenderlo
occorre delicatamente
scorgerlo nella sua origine,
lì dove sorge come un assioma
interminabile la tua bellezza
sposata da quell’amore che
si è poi fatto dono,
nella plenitudine di una vita
che hai voluto lasciare
si manifestasse anche in me,
in noi.
Io che, come un marmo levigato
dai tuoi passi, mi sono arreso
al sorriso dell’esistenza stessa
che racchiuso in te ne riflette il senso,
e felicità promessa e lievità della parola.
E quanto t’amo. E quanto ancora.

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