Lì, dove fuoco era la bocca e vetro il mare

Nessuno dorme.

Il tormento non è più ad altezza d’uomo
e la confusione è un limbo senz’alcun sovrano,
lieto il tramonto delle donne rapisce i lamenti
per i figli massacrati da un ordigno
quando la guerra – l’ombra e il sale – più non era.

Svanito è il giorno, il ricordo s’è già cristallizzato
nella fornace dei presenti, tempi senza cuore
con il diritto di obiettare al bene, al male,
per un rimbalzo d’aria che tortura vuole
lì, dove fuoco era la bocca e vetro il mare.

Nessuno tace.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.