Le tue guance sposai tra queste meravigliate mani

Le tue guance sposai tra queste meravigliate mani
e l’universo cospirò nel seno del nostro legame.
Vissuti, come vasi d’alabastro sulla mensa dell’altare,
ce ne andammo lì dove l’esule futilità sfioriva e sfioriva
con le nostre labbra unite alle nuove primavere,
gaudio e certezza per apprezzare i cuori del melo.
Noi due, a dimenticate terre,
solitari accesi nell’estremità della parabola
del nuovo Adamo e della nuova Eva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.