L’assemblea dei salici agonizzanti

L’arsura del vento
mi ha convocato per l’assemblea dei salici agonizzanti.
Ed erba marcia è tutt’accanto, in un io costretto a calpestare
l’aria per lubrificarne il volo.
Foglie, di ogni etnia e generazione,
vagano da tempo riguardevole minacciando l’ossigeno,
in quel respiro sommerso che l’uomo muove
talvolta senza coraggio e senz’alcuna abluzione innovata
atta a purificarne la sua meticolosa specie diafana,
pur di perpetrare l’ingorda opera missionaria dei favorevoli
e dei contrari.
Ah, quale smagrita bestemmia sta diventando l’uomo!
Con in volto il viso eccitato dall’altrui fame,
dalla altrui morte, egli riflette,
neanche fosse un caleidoscopio spettrale
innervato alla viltà dei già miseri, vuotati battelli,
l’impotenza telecomandata dei sopravvissuti satelliti.
Oh, quale funesta scia di sangue e di combattimento
dove la migliore giovinezza spreca evoluzioni e spazio
nella rifugiata intellettualità di signora ignoranza,
di fratello a delinquere, tutta gente che, inconsapevole,
tra parole di risparmio e musica da sottrazione fonetica,
fora il dito delle ostetriche dal mattino da svezzare
con litri di gasolio e di metano, quando la natura dorme
e ripiomba sull’abbecedario dei mercati l’inverno nuovo,
reazionario. Contestualizzando il niente potremmo,
a larghe ragioni destabilizzate dall’alchimia del verme,
interferire nella storia recente imbastardendoci alle guerre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Oltre non chiedere a chi l’elusione violenta conduce

Oltre non chiedere a chi l’elusione violenta conduce. In balìa della stagione, il vento suo, è la tempesta in fasce…

L’infanzia, talvolta

L’infanzia, talvolta, prevede un solo istante: essere.

Eccezione

Povero quell’uomo che possiede la violenza negli occhi e che la subisce. Io vi dico che ha già ricevuto la…

Gioia. Quale e quanta quando avanzasti nell’anima mia

Gioia. Quale e quanta quando avanzasti nell’anima mia, finanche nella mia carne, senza crear scompenso invano. Già, io che da…