L’anacronia dell’alba

Per la promessa
che d’insostenibile muta
grazia ed incertezza
il presente si disfi e vada pur via
la gioventù, sulla scala
dai gradini rovesciati e dai cardini
sdraiati dove una dopo l’altra
si rincorrono, affollate,
le mancate carezze d’un’infanzia
tradita, taciuta, sciupata.
Età che mai matura
di concreto mi resterà, sospesa
come un sonno che l’anima possiede,
l’anacronia dell’alba
per il definitivo istante che già s’eterna,
pieno ed immutabile, nella lirica
d’un bacio.

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