Lamento e invocazione

“Perfino gli sciacalli porgono le mammelle

e allattano i loro cuccioli,

ma la figlia del mio popolo è divenuta crudele

come gli struzzi nel deserto.”


(Lam 4, 3)

Abbiamo udito
ciò che non andava detto.
Abbiamo visto
ciò che non andava fatto.
Adesso i nostri orecchi
nessuno potrà turarli
né alcuno
potrà guarire i nostri occhi.
Eppure il male ha un suo seggio
così come i suoi eletti
la propria dimensione.
La paura è diventata
il nostro cibo quotidiano
e la morte è un vestito
sempre più corto e scucito
che si indossa da sé.
Le barbarie con le quali
gruppi di popolazioni
si trucidano l’un l’altro
sono divenute materia prima
della nostra storia.
Forse il Signore
si è dimenticato di noi?
Ci starà ricompensando
per le nostre malvagità
e per quelle dei nostri padri?
Signore,
tu ci hai rigettato
nella valle degli sciacalli
e i nostri corpi
sono preda degli avvoltoi
nemmeno fossimo carogne.
Ti sei adirato con noi
e noi abbiamo finto di non udire,
di non vedere.
Ma adesso che la vergogna
ci ricopre il volto
e la morte è diventata
la nostra preferita stagione
ci sentiamo lontani da te
e lontani perfino da noi, tra noi.
Quale castigo abbiamo meritato
solamente tu lo sai.
E chi potrà contestarti?
Chi oserà alzare il dito
contro il cielo e contro di te?
Ecco. Noi siamo qui,
nella nostra colpa
e nel nostro marciume,
a supplicarti,
come polvere che ha avuto
il dono immenso della vita,
di non ridurci a noi stessi,
di non lasciarci annientare
dal nostro orgoglio,
dai nostri perversi appetiti,
dai nostri personali interessi,
dalle nostre leggi.
Abbiamo divorato
il diritto del prossimo
dimenticandoci
che è un nostro fratello,
e ancor più dimenticandoci,
così, che stavamo divorando
anche il nostro.
Ci siamo smarriti, Signore.
In questa catastrofica valle
satura di violenze, lutti,
massacri, carneficine,
ci sentiamo
a noi stessi abbandonati.
Mandaci una consolazione,
presto.
Giunga a noi la tua salvezza.
Signore siamo più che turbati,
l’angoscia preme in petto
il rantolo della sconfitta della vita
poiché tu sei distante ormai
e ci hai nascosto il tuo Volto.
È vero che avrai compassione
almeno per i nostri bambini?
Ecco, i seni sono estenuati
e le lingue loro
giacciono come smorte,
attaccate ai palati.
Beati, noi guardiamo a coloro
che muoiono di guerra
e li riteniamo beati
perché più terribile
è morire per fame, per sete,
Signore.
Note ti sono le nostre nudità:
i capi delle nazioni!
Per le loro condotte
siamo stati crudelmente invasi,
trucidati e per i loro misfatti
hai consentito che il tuo popolo
fosse calpestato,
come fosse arida terra
della più infeconda steppa.
Messi a morte.
Forse la tua ira si spegnerà,
vorrà forse il nostro Signore
accendere in noi
la fiaccola della speranza
e ridonarci terra e vita,
amore e pace?
Certo, le nostre colpe
fino in fondo le sconteremo.
Ma noi torneremo
a vedere il tuo Volto
e in quel giorno
non gioiremo per la salvezza, no,
bensì perché saremo a te ritornati.
Chi deve morire morirà,
chi deve vivere vivrà:
a morte la morte e a vita la vita.
Sia benedetto il nome del Signore Dio,
il Santo, il Terribile tra le nazioni.
Lo invochino tutti i popoli
e tutte le nazioni
che sono sulla sua terra
affinché si stabilisca
tra tutti noi la pace
ed il suo eterno Regno.

(17/10/2023)