L’acme del cervello

Cominciare.
In cosa mi chiedo, a mente grondante, se non v’è alcun rimbrotto, nessun cestello, brocca, mantello, atto a limitare lo scempio collaterale di detto ascesso.
No. Io permango, finanche a sfavorire questo vento che dentro mi smuove già la sua burrasca, nel vuoto del mio spazio frapposto a quelle solite limitazioni da paesello che giammai previdero la plenitudine dei miei sensi, moto che si fa più intenso, per il favore obliato a questa carne atipica, dai tratti boreali, dove il meridiano moderato si coniuga nel distacco del mio nadir per opporlo sulle strette cardinali dello zenit, in virtù di quanto ancor mi gronda che, per facoltà piacevoli di movimento che ritorna, definirò, sulla bocca dell’istante come il propulsore della levità, l’acme del cervello. E che larga, prospettica battigia, ove la mente mia scorre con i suoi ruvidi pensieri attorno al tempo, finché riecco l’onda.
Cominciare.

Tutto torna…

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