La tua prosecuzione è il dettato del fine

Sei. E quanto illogico è il tuo da fare,
in un farsi coetaneo a questo dire,
di quanti dire, per te, mondo di tanti,
mondo di troppo, che svilisci l’acino
e la speranza di chi spera,
lotta senza tregua che l’essere disanima
trasfigurandone il suo fiore,
quell’azzurro seme frutto di un coraggio
infuso nella concreata passione
a cospetto del suo stesso vivere.

La tua prosecuzione è il dettato del fine,
in un fine ormai estraneo a questo dire,
di quanti dire, mondo di tanti,
mondo di troppo, forza senza forza,
inalveolato nella miseria più cupa
di chi sai che più non t’appartiene,
in misura di un’appartenenza illogica
che dell’apparenza ti rende capo,
padrone senza membra e di troppi servi
che han tradito il loro stesso vivere.

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