Un po’ ancora
e le rive azzurre
svetteranno nei tuoi occhi,
belli come fiori di melo,
e il golfo dei due mondi
vi soffierà dentro
le primizie intere dell’estate.
Il sole si prosciugherà
presso la sua antica fonte,
la luna non illuminerà la notte
e le tenebre gocceranno sangue.
Gli astri smetteranno di brillare:
uno dopo l’altro
perderanno intensità e calore,
mentre il firmamento grandinerà,
con inaudita violenza,
tutti i loro nomi.
I mari, i fiumi e i laghi
si ritireranno verso la terra e,
abisso dopo abisso,
cesseranno i fragori dei loro flutti
quando i cieli
non vorranno alcun luogo
per riflettersi.
Quando avverrà tutto questo
io non sarò né vicino né lontano,
e non sarà né giorno né notte.
Sì.
Ancora un po’
e il pianto di molti
si muterà in letizia,
perché per essi è vicino
il tempo della mietitura.
Biondeggiano i venti e,
nell’ora delle ore,
misurata e pesata
con giudizio e giustizia,
dal cielo piove calda la rugiada,
come dal seno di una madre.
I suoi figli, ecco:
sono davvero i tuoi,
quelli che mai avresti dimenticato.
Vengono a te
portati tra le braccia della luce,
di quella luce
che per prima ti ha amato.
Ancora un po’
e il lutto si cambierà in festa,
e questa festa
non avrà più fine.
Perché io oggi ho fatto di te
la mia stagione verace,
e la mia parola biondeggia,
gravida di rugiada.
Tu sarai una splendida corona regale
tra le mani del Signore,
che sarà il tuo Sposo per sempre.
Lascia che io ti separi
per poi congiungerti,
affinché il mio amore,
che non mi contiene,
in tutto ti nutra e ti sostenga,
e in eterno ci unisca
in un ineffabile amplesso
per una comunione immutabile.
Un po’ ancora
e le rive azzurre
svetteranno nei tuoi occhi,
belli come fiori di melo,
e il golfo dei due mondi
vi soffierà dentro
le primizie intere dell’estate.
Consola,
consola il mio popolo.
(17/06/2025)


