La mia mano gonfia di labbra

La mia mano gonfia di labbra
possiede tutto il sapore delle parole
che hai lasciato, a mute vertebre,
implodere nell’afonia ditturna della tua gola,
nemmeno fosse dotata, quest’inflorescenza polare,
di un immunitario motore bionico
che potesse commutare lo spasmo corollario,
creante variabili liberazioni d’infiniti, posseduti momenti,
nell’artificiale tempesta del suono
proattiva di ciò che ancora ricordi del mio bacio:
l’acustica e collettiva percezione,
nell’indotto delle nuove, sussurrate geometrie caotiche,
di quell’indomita carezza coassiale o, per desiderio sfamato
a profusione, che dir si dica, liquida luce in multipli,
insostenibili quanti esclusivi, fasci di pace bidirezionali.

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