La grande tempesta

Non agitare l’acqua presente nel tuo bicchiere, finirebbe col prosciugarti la gola. Tu, invece, contrista l’arsura. Quale bene più grande, questo rivo di carne e di sangue che mantieni saldo tra le tue mani, adesso, oltre il possesso visibile ottenuto dalle tue dita. E ai tuoi fianchi le due vie, alberi cresciuti nel folto della sterpaglia, ricchi di rami e fermentati con rugiada che germoglia. Immerso nell’attesa che i cieli spalanca, sei fuoco, adesso, luce che arde nella grande tempesta, prima che, sulle sette pietre poste ai tuoi piedi, discenda l’armonia del cosmo dai tre calici della superna alleanza. Ascoltami, figlio. Le sentinelle sono pronte. Tutti confonderanno il giorno con la notte, la luce con le tenebre. Sulla torre di guardia il tuo messaggio si è assiso sul trono della giustizia, dove a regnare è la pace. Il tuo bene più prezioso si muterà, nei tre calici della superna alleanza, posti al centro delle due vie e sopra il tuo capo, da germogliante rugiada a ira divina per la gola di tanti, di molti, di troppi, che ne dovranno bere, quale loro male più grande, sino alla sua consumazione definitiva. In quel tempo placherai la grande tempesta con la sola tua voce e, nel tuo nome, si spalancheranno i cieli fulgidi entro i quali si rinnoverà perfino lo splendore. Calpestando il serpente con i piedi dei tuoi figli, rinnoverai la faccia della terra e chi la abiterà vivrà, per sempre, nella mia gioia perfetta, alla mia presenza, sul palmo immacolato di una mai taciuta carezza.

(22/10/2026)