La fenomenica interazione della gioia

L’estraneità, oggi più che mai, è l’elemento che avvolge il mio sentire per intero e che aggrega i miei sensi nel contenitore dei vuoti mai astratti, mai asciutti, mai sterili. E questa libera partecipazione identitaria, che caratterizza l’essere che in me albeggia, è unita alla fenomenica interazione della gioia, qui intesa come procacciatrice di future luminescenze derivanti dalla comunione della volontà e dell’amore nello spazio e nel tempo. Una sequenzialità di silenzi, di taciute parole, che vertono verso l’esclamazione del progressivo e intenso atto continuo del presagio che dell’anima si compiace e attraverso la quale tutto espande, come l’istante mai posseduto, figlio di quel vuoto senso dal quale la matrice del presente è penetrata.

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