La deità che costringe l’anima a manifestarsi

Non dirle amore per sempre, poiché la capacità che l’uomo possiede di contenere un tale mondo nessun essere l’ha mai calcolata, come tanti sono coloro che l’hanno preclusa in modo indegno al loro prossimo. Eppure osserva: sono forse addormentati gli amanti che stretti dalla fiamma viva della passione, del desiderio, del sentimento, non si fermano e mai si muovono? Essi hanno più mani per stringersi, più braccia per abbracciarsi, sono vicini quanto la bocca non osa con la lama della morte. Ed è proprio per tutto questo che non hanno bisogno di mani, di braccia, di bocca. Sono così liberi, scaldati dalle maglie della medesima gioia e del meraviglioso stupore che, vittime della loro levità, sono separati dall’eterno e nemmeno lo riconoscono, come quel distacco in cui si risvegliano che ha fame soltanto dei loro giovani giorni. No. Non dirle amore per sempre. Sii tu stesso il respiro col quale ancora ti parlerà, le labbra con le quali ti bacerà, le mani che avranno bisogno di stringersi alle tue, le braccia che cercheranno quell’unione che desideri donargli, la parola, infine, che colma di passione, di desiderio, di sentimento, si incarna nella deità che costringe l’anima a manifestarsi e che, ebbra di luce, tutto astringe nel fenomeno che nulla contiene.

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