La carezza

È appena sorta. Un brivido che la pelle a stento lascia in sé dimorare sembra quasi avere le accortezze di una parola scucita, retta dal vocio che spazio si fa nell’anima ormai piena di attenuazioni mnemoniche, le medesime collisioni tentate dai polmoni delle sensazioni acrobate, aurorali.
Cullala. Lasciala dondolare come la brezza dà al fiore, guarda i suoi primi attimi frangersi con tutte le realtà in te connesse e custodiscila nello scrigno dei tuoi rinnovati cieli poiché, figlia del tuo essere primordiale, quando il giorno volgerà verso l’ora breve tu possa stringerla intatta, a nude mani.

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