Io vi accuso nel nome della morte

Sapete, alle prese con le carneficine
il mondo appare più lieve, più fragile
e infinitamente piccolo.
E quando i razzi, i missili, le bombe,
divaricano i loro raggi d’azione
su inermi esseri umani –
creature che d’un tratto perdono
ciò che nella realtà non hanno mai avuto,
e cioè il diritto, già,
il diritto di vivere in vita la propria vita –
vengono meno, a pieno regime,
le fondamenta dell’intero globo,
questo sistema depredato dalla sua stessa moneta
e ripagato dalla sua quotidiana storia.
Io sono stato più volte ucciso.
Sì. Io sono stato morto. Ma non posso,
non merito nemmeno quella pace in fondo
poiché in quel fondo, in tanto marciume,
vedo anche i vostri figli, i vostri nonni,
le vostre madri, piangere senza più rassegnazione,
disperatamente soli. Esattamente come voi.
Disintegrate subito le vostre bestemmie belliche
che calunniano l’altrui e innocente sangue
il quale dalla bocca dei bimbi ancora v’implora,
come se la schiavitù del terrore appartenesse puranche a voi,
mercanti di morte ed assassini
che in tutte queste maledettissime carneficine
avete reso il nostro mondo sporco, infedele, bastardo.
E impietosamente inutile.

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