Io sono in figura d’esser l’uomo

Io non sono in figura di quell’uomo che attraversando le terre dell’esistenza si compiace soltanto d’esse lasciando che i suoi figli scompaiano dagli orizzonti spazio-temporali. Costui è simile al vitello grasso, pronto per la mietitura dell’orzo e del cotono d’oro. Col primo si lascerà ubriacare ovunque il suo passo si è compiaciuto senza pascolare la sua prole bisognosa di pietà e di amore; con il secondo gli si cucirà il labbro alla lingua fasciata tra palato e denti cosicché la sua voce più non abbia da udirsi su tutti gli angoli delle terre. Avrà desiderio di sfamarsi almeno con le carrube dei porci ma ingoierà la sua saliva che non basterà a lavargli la coscienza, poiché gli sarà tolto anche quello che non credeva di possedere. Ecco. Guai a colui che ha seguito le sue tracce per poi servirlo in tempo di lotta con irriverenza e con piena crudeltà verso le creature del cielo e quelle dei pascoli terreni. Io sono in figura d’esser l’uomo e colui che attesta le mie parole ha ingoiato i miei sigilli, amari come il fiele e precursori del battesimo della vita.

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