In petto all’alba dei mendicanti

Della pietà dei poveri, degli ultimi,
la strada non è più e, senz’alcuna remora,
i bambini che vanno spogli per i campi
ad inventarsi giochi saranno uniti in blocco
alla stessa sorte degli uomini.

Le madri, con il loro abbozzo ricreato
di una memoria disincantata,
troppe volte conosciuta come i loro corpi,
scrociano in petto all’alba dei mendicanti
le proprie lacrime, gli avanzi.

Quando si aprirà la frattura della sera
neanche le tenebre, con la loro menzogna
pressocché identica, mai banale,
alla liturgia di chi si nasconde non per vizio,
mieteranno le ferite navigate d’ogni male.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.