In immutabili pensieri mai generati

Non un fascio d’idea, non una percezione armonica, libera,
fantasia che si frappone al dubbio sequenziale,
sano vivere d’un costante dilaniarsi l’attimo
nella sua precoce e scarna età.
E cresce come un mirto,
conoscenza senz’alcun piacere nel discorrere sul nome,
il franto linguaggio infantile che scova il mito nel mio,
una gioia ricercata, una dispettosa e intima corsa
verso l’equilibrio più irriguardoso,
anima che al cielo si estende
per il prezioso riguardo di un astro che perviene a figlia,
come il mio linguaggio duro d’improvviso diviene lontano,
muto come un muro che ha conosciuto la vera lotta.
Senza nascondersi, esso, antepone vita alla vita,
innamorato dell’immersione alchemica
e planetaria della ingenua forma dell’amore.
Così, senza lasciarsi sorprendere da sogno alcuno,
placenta diviene l’atomo neutrale che tutto riavvolge
in immutabili pensieri mai generati,
come il frutto acerbo del mirto mai saggiato né colto.

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