In gravide porzioni di spirito

Perché i tuoi abiti sono seta nei miei occhi e la materia è in ogni tua nobile realtà come disintegrata, sbriciolante il nulla. Dov’è la notte, ditemi, e le tenebre, che l’attendono al varco del crepuscolo umano, dove sono ridotte, finite, scomparse? All’aurora di ogni vissuto degno di essere amato io ti cerco, ti invoco, desidero la luce del tuo volto e ti esalto. Quanto il fragore dei flutti che non trovano pace tra le prede marine, tra le specie create dapprincipio prima che l’uomo fosse, ecco che l’anima mia è cacciatrice del tuo cuore per poter, docile, soccombere, infine, all’eleganza, alla supremazia, alla bellezza nella tua intimissima, inesprimibile dimora. Trafiggimi, fiore del creato, con le affilate spade della tua inestimabile rugiada, perché possa incedere senza più derivazioni di sangue, senza l’ausilio della stessa passione, verso l’acqua viva a due volti, che sgorga dai casti frutti della tua sapiente abbondanza, e morire così, nudo e vero, all’intervallo provvisorio della mia carne, e ingenerarmi nel troppo in gravide porzioni di spirito.

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