In elicoidale vortice

Cos’è che, a margine
ridotto, in elicoidale vortice,
mai s’inabissa nella terra,
senza schiantarsi,
bocca che profonda
evoca le azzurrità nascoste
nella melma, nelle stagnanti
paludi miscredenti della razza
superiore che non definiamo
aliena e che c’infonde
il sacrosanto dispiacere della
lotta gratuita, della battaglia
perversa dove la battigia
digrada in un mare di sassi
e coltelli per una corretta
acquisizione del vento
attraverso la conchiglia
convessa che non perle
rilascia, gratuita e ridente,
bensì la sfrontata vetta
di quel logico lamento,
umano e delocalizzato
che piede frena in risse
di bellezze sequestrate
lì, ove troppo crebbe sfiorendo,
nelle foschie acerbe
della morte più infame?

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