Il tacere, a nome dei tanti

Il tacere, a nome dei tanti.

Poiché non destammo le mattutine stelle
dalla matrice dell’alba, quale sogno credibile al sogno,
e per questo generato dai soavi giorni,
i settenari indomabili,
potrebbe rieducare quella infanzia sepolta
tra i luminosi fasci di una innovata infanzia?

Forse non gioverebbe all’esser trascorso il frutto,
il canto, tantopiù che l’arida terra plasmò quel suono
in figlio di tonfi immoti e sordi
arresi nella letizia, smorti.

Basterà, tuttavia, il sibilo del sangue settembrino
a sentenziare i volti, pressocché nascosti, incolti,
nell’alveo di quel rivo estraniato sul prosciugato letto
di questo fiotto storico, la brezza nostra,
ove accadrà tra le lente piaghe del dolore e della colpa
ultimo e ancora il tacere. A nome dei tanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Il riverbero del verbo

Dell’interiore balbuzie della coscienza d’amare noi siamo partecipi e custodi. Infatti, se le viscere della conoscenza talvolta si contorcono per…

Poiché stillarono fango con le palpebre al cielo

Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. (Mt 13, 35) Egli disse: «Va'…

Dispersi come una nidiata di fragili conferme

«Allora Gesù disse loro: “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore…

Ciò che d’infinito migrante scompensa l’essere

Mano d’uomo potrebbe tratteggiare meglio ciò che d’infinito migrante scompensa l’essere, in simbologia di sette nuove piaghe, nel cervello della…