Il mezzogiorno si è trincerato sul collasso delle tue labbra

Il mezzogiorno si è trincerato sul collasso delle tue labbra, ali vive di una rondine dal petto viola che mai conobbe inverno, né metamorfosi da migrazione. Lascivo, l’umore tuo penetra la terra che mi generò lacerando questo simulacro celeste ove il tramonto sembra morire tra i sospiri ancora indenni dei glicini e delle viole. No, compagnia mia. Non voler effondere il tuo solenne silenzio aldilà del mio piacere! Sarebbe più di un turbamento ad accendere la fune fin troppo calda che lieve inclina il suo presente verso i limiti dell’orizzonte ignoto. Resta, non disturberò quell’andare lieve, giammai profanerò il tuo dimenticato addio che ancor si posa sulle armonie chiare vissute nei baci sgranati sui campi del tempo.

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