Il fondamento dell’uomo e il principio dell’origine

Per poter ben comprendere il fondamento dell’uomo occorre proiettarsi fin dentro il principio dell’origine il quale, a sua volta, possiede per principio il fondamento dell’uomo. Colui che pretende di addentrarsi entro tale mistero deve considerare, dunque, queste due condizioni rese vitali dal soffio che tutto sostiene e, scevro da qualsiasi compromesso derivante dai favori della conoscenza, presentarsi al varco del mistero consapevole della sua relativa impotenza: difatti, egli, poiché vuole indagare l’oltre nel suo primordio a nascita è tenuto anzitutto a separarsi dall’alto in basso (dal di sopra al di sotto) e dalla sinistra alla destra (da un lato ad un altro) per giungere così al centro (nucleo) e possedere il punto che tutto schiude e chiude in un movimento perpetuo (il centro della emanazione vitale di ogni creazione, qui definito come luce). Tuttavia per costui che ha prevaricato incolume il muro della conoscenza stessa (l’oltre) guardandolo con il viso dell’anima altro non può che attendere dalla sua separazione una condizione di assoluta disintegrazione identitaria. Nessun passato, nessun presente, nessun futuro. Un io assente, una sensibilità falciata da una coscienza che, a sua volta, più non ha realtà e, dunque, motivo di essere. Meglio che non fosse mai nato poiché la sua dimensione non è collocabile e questo è il più grande dramma al quale qualsiasi essere possa, sua volontà nascosta in principio, sottostare. Trattandosi di un essere, questo “tutto” permane. Ma c’è una verità che chiude il definito punto (quel centro della emanazione vitale di ogni creazione, qui definito come luce). Non esiste più il nulla e lì, luogo della nuova entità dei luoghi, è il principio della origine.

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