Il definitivo amplesso del tuo sangue nel mio

La mutevolezza, in ogni sua teoria, non ti apparteneva. Nel tuo profilo deciso, graffiato dalla precisione dei venti, scavavo i miei desideri e i miei sogni.
Ad ogni collina la forma e la grazia comprimevano l’età che ci nascosero il frutto dal roseo sapore del quale tu stessa esprimevi la versione pura, sempre inconsueta e sorgiva, di futuri pentagrammi ove ad irrigare i suoni, i colori, primeggiava l’incastonatura diamantina della stessa alba.
O ambasciate di cuori alla ricerca di quel morso che tutto sfama, lacerati frastuoni ben indotti al sonno delle profondità dei globi mansueti, quali notti arsero per chi pretese nulla se non quel rapido, definitivo amplesso del tuo sangue nel mio?
La mutevolezza non ti apparteneva ed io continuai a scavare i miei desideri e i miei sogni nel tuo profilo deciso, altare che vede il mio corpo sdraiarsi sulla scala dei tuoi passi, mio nuovo domani, quotidiano costante che i tuoi scrigni già apre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Perfino i cieli tremano

Vorremmo affermare forse l’inascoltato, indi porgerlo presso l’inaudito e revocarne, infine, la sua giustizia sempre più pretesa dai clamori dei…

Il tacere, a nome dei tanti

Il tacere, a nome dei tanti. Poiché non destammo le mattutine stelle dalla matrice dell’alba, quale sogno credibile al sogno,…

In diramazioni coercitive di spiacevoli masse

Non una realtà inconsapevole né multiformi dimensioni distratte ebbero piacere nell’abitarvi, uomini. E se ad offuscarsi come smorte candele furono…

Tu spargi fiori abbrividendo mondi

E nei tuoi occhi ci scavalca così - premurosa, meglio forse non pensarla - l’idea dei nostri anni, che lungo…