Il Custode

“Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri,
rafforzi i loro cuori, porgi l’orecchio
per far giustizia all’orfano e all’oppresso;
e non incuta più terrore l’uomo fatto di terra.”

(Sal 9, 38-39)


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Custoditi non come oggetti, né come gioie, o dolori.

Eppure, in quanto persone, hanno pensato bene di prepararsi, da una traccia di patria e di paternità, un binomio di gloria e di potenza: così l’uno con l’altro si sono dati la caccia (in quanto persone). Punire, sorvegliare. Hanno creato l’opera più meschina che l’uomo potesse ideare: la prigionia. E vi hanno lasciato fuori i loro dissimili, poiché non ritenuti degni di vivere la loro comunitaria esperienza mortifera. Anche se agli occhi di questi carcerieri i carcerati sono i loro estranei, cioè coloro i quali sono ritenuti da essi stessi i propri nemici, non credendo in una giustizia equa e nel diritto universale delle creature ma, anzi, offendendo ogni forma di uguaglianza e di convivenza pacifica fondata sull’amore fraterno, hanno, di fatto, trucidato la loro idea di creazione, sterminato la ragione per soffocare ogni moto di coscienza, omettendo, in ogni affare, di custodire la vita propria e quella altrui, di agire, in definitiva, con la diligenza del buon padre di famiglia. Eppure la legge non è imposizione, ma volontà reciproca di un dettame manifestato dall’utilizzo non coercitivo di più intelletti. Se umani, siamo stati creati. Se siamo stati creati, deriviamo da un medesimo grembo. E se è vero che tale grembo cadde in disgrazia, è altrettanto vero che ciò avvenne in figura. E all’uomo fu restituita la grazia in natura. E questa gli fu concessa in sovrabbondanza. Ma l’uomo ha preferito la sterilità. La sterilità del cuore, adagiato e vinto sempre più da se stesso su di una terra infeconda. L’uomo ha dimenticato di essere creato e creatura, fatto a immagine e somiglianza di chi lo ha seminato attraverso il più puro dei sentimenti: l’amore. Così è divenuto simile a quelle bestie che non comprendono. E andando le età, non gli è più bastato il concetto di sorveglianza e punizione, no. Egli si è innalzato sopra il creato, sopra le creature, e ha mortificato l’umanità intera introducendo il reato più grave: condannare a morte. Agli occhi dei tanti parve un successo, una conquista. In verità, in quella prigione di un tempo, infeconda e disgraziata, lentamente l’uomo andava fomentando la sua colpa più terrificante: la futura tomba del mondo.

Oh, innocenza beata! Colui che custodisce le sue creature amate come preziose pupille non dimentica il grido degli afflitti. Ecco. Coloro che oggi si elevano trionfanti domani più non li trovi. E questo perché l’uomo si ricordi che è stato creato, e che deriva dalla polvere. Affinché non incuta più terrore l’uomo, questo essere prelevato dal fango e fatto di terra.


(15/05/2026)