Ieri la tua gioventù m’ha sparato in cuore la sentenza dell’alba

Ieri la tua gioventù m’ha sparato in cuore la sentenza dell’alba
ed io non posso far nulla se non prenderne atto,
quando il sublime si presenta con occhi di colomba
e corpo per il quale l’epiteto della bellezza non fa giustizia
tanto soave, cristallino, di curve imperlate, forgiato ne è esso.
E fare della maturità una vetta nuda per questa mattina,
per te, mia primavera dalle schiuse forme, vento senza tempo
nel clamore del piacere che l’intimità del desiderio no,
non osa chiedere. Oh, dono che la grazia superando va
in una dismisura ellittica, quasi geometrica, io più non sono,
più non vivo se non in te, oltre ogni umana cognizione,
percezione che dissimula il vanto e si precipita in alto,
nei burroni dai celesti veli tuoi.
Se qualcuno potesse venire incontro a noi, adesso,
questo è l’altra dimensione di me – che di fiumi e di praterie
ne ha bissato l’abbraccio – la quale null’altro attende
che il tuo comando, quel piacere puro che non teme risposta,
poiché ogni passione che proviene da un illibato cuore
fa storia, epoca e missione da sé.
Deh, uguaglianza elevatissima per la quale fine e principio
in te primeggiano e si sostanziano.
Fa di me il fuoco del cannone che raduna ogni tempesta,
ogni stagione. Fa di me l’essere che tra le tue labbra esploda.

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