I cieli crebbero nel florilegio di poesie incarnate

Il freddo, che invano scoprì le nostre conoscenze, erose i propri limiti rendendo inopportuna la materia che con rapidità veemente andò, con alterato pudore, dileguandosi. O solstizio dei più alti misteri, evocazione di siffatte alternanze, la bellezza compì l’ascendenza delle luci e delle limpide fiamme tra le sue orbite rivoluzionarie. La corona e l’alloro che spettavano agli essenti solitari evasero il preludio delle ormai avide simbiosi dei nostri spiriti, delle nostre anime. I cieli, con la loro figliolanza stellata, crebbero nel florilegio di poesie incarnate nelle atmosfere stillate da più intime unicità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.