Ho la vergogna di esistervi

Ho la vergogna di esistervi.
Estremista, un’aria quasi notturna
ispira fin dentro le mie ossa di cenere e di ghiaccio
la più sudicia e violenta rivoluzione del corpo
eseguita con i tasti sformati della cieca volontà,
luogo reale di affini combattimenti
votati all’inibizione del moto, anima che si espande
poco prima di levarsi oltre quegli umani sepolcri
istruiti dalla parola vegetale del non discusso,
giacché non può definirsi la smorta storia
dell’irriproducibile società.
E con piacere pudico, sincero, vita colando
giungo al seno degli eventi e della certezza
senza un’apparente identità da restituire in terra
e sempre più introiettato nell’utero dei miei anni
penetro come un corpo adamantino e leggero
le trasparenze inviolate della bellezza.
Ho la vergogna di esistervi.
Già. E lenta goccia e goccia la rugiada
sul vello adottato e scoperto nei bollenti prati,
quando la durata che mi compone al tempo
espelle l’evoluzione di uno spazio etero forme
dal quale suggo l’esperienza definitiva del caos,
approvato dalla ragione del divenire spirito
e dall’ultimata simmetria isotropa
della mia dimensione quantica
o, così come intender si dovrebbe, universale.

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