Eternità

Il mio silenzio, confuso di te,
è il naufragio della carne.
Sono io e tutto, sei tu
portata tra le mie braccia
che lasciano orme
solo grazie ai tuoi occhi.
Siamo i trapassati
dalle vergini doglie,
i conquistati e i conquistatori
di una porzione di vita
che altri definiscono spazio,
lo stesso che fa della materia
un tutt’uno con le nostre labbra.
E quando la nostra veglia
genera le longevità astrali, superandole,
è la confusione degli elementi
a renderci la porzione di quella parola
che si fa suono, voce,
abolendo la singolarità dell’espressione
fino all’emersione piena, completa,
di quell’amore che, mai domo,
si autoalimenta per quella capacità
di non anteporre altro
che la vetta della sua dimensione
per la definitiva unione dell’essere.

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