Escatologie d’elementi provvidi e vittoriosi

La sorgente stilla non altro che spazi cesellati da brutture inconfessabili, larve di tumefatte pietre. Negazione in avanti. L’anzianità del giorno è avanti di circa quattro, cinque idee di troppo e alle porte non la notte attende l’ora solenne, bensì la tempesta, il vento frantumato nel granello solitario, il dramma che nessuno e niente oserà respingere poiché figlio dell’emanazione anemica della continuità dei tempi maturanti niente altro che il frutto atavico della più martoriata stagione. Quale bestia colorerà col pastello dei sentimenti sconosciuti l’ascesa dell’incestuosa tenebra, armonia che diviene pianto della memoria, per un dittico di tempi che sarebbe luogo dell’amorfo, se di vita fosse superato l’invisibile acquazzone che solo il verso della linguacciuta scimmia lo disconnetterà in favore elastico, dalla prodezza infida che convertirà in aborti flaccidi gli astri approvati da cieli oramai all’eternità prossimi? Antropologia duttile e trascendenza sismica, musicale, in escatologie d’elementi provvidi e vittoriosi. Sani.

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