Eritemi per le ritrosie delle partenze, dei facinorosi presagi

Eritemi per le ritrosie delle partenze,
dei facinorosi presagi,
dei rumori. Quanta felicità
perduta, avariata, per una scadenza
in prossimità dell’oltre, dimenticata.
Sfregano le rondini, in direzione
di ritrovati sogni e tuoni, l’ali,
come tempeste d’amore, di fuoco,
a stormi di rilegati frastuoni, nomi
alterni che scheggiano l’aria per
accaparrarsi un orizzonte, un futuro
che sia di là del verso e dei gabbiani.
O visioni, o misura del canto, o tabernacoli
di assiemi replicanti. Ecco l’emisfero
luminoso delle voci sciolte nel nuovo.
E il mondo, questo scoperchiato istante
perso tutto nell’assembramento rude
d’una riscomparsa del bello e del sano,
è anestetizzato alla corda del branco
in sfavore di una disincantata caccia
predata dalla medesima fantasia,
la solita torbida fanfara.

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