E pace

Addormentarsi per dimenticare a stento la melma che ha di già raggiunto il collo non è per nulla cosa onesta. Soprattutto quando la fanghiglia è la tua. La paura, anche remota, che al risveglio tutto lo spazio che ti circonda scompaia non è affatto una futile paura, né un’immaginazione che appaga. E che dire di questo vento, voce che inganna perfino il silenzio più intimo e, dall’estraneo che si finge fratello, certamente il meno compreso? Orbene, finché ci saranno dei mitra calibro veleno caricati in faccia agli innocenti e ossa di morti che reclamano giustizia fuori le mura di carne degli spalatori arrabbiati, si udrà difficilmente abbaiare la notte nel dolore fasullo e prepotente dei cani. In verità io vi dico che verrà il giorno, da sempre consegnato nel Libro della Vita, e ormai prossimo, in cui gli Angeli delle nazioni precederanno le urla terrorizzate dei bambini nei pianti mozzati dall’infamia verso la grande Montagna, sciolta e in movimento, prima di rendere il visibile all’invisibile come il dannato al condannato. E pace.

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