E indifferenza del mondo sarebbe?

E indifferenza del mondo sarebbe
se a te dicessi dei miei sconosciuti piaceri,
delle mie spaventate armonie che inneggiano
al desiderio di un’anima estraniata da questo
momentaneo, effimero corpo,
dove l’acqua si mescola in una carne
macchiata dal rosso di quel sangue
che ci vedrà nel nostro meraviglioso aprile
uniti al medesimo stelo che farà di un solo lago
un prato vivo di astri innamorati della vita, di ninfee?
No. Non porrò altrimenti nuove infanzie
nel cielo destinato a passare
né lascerò tangibili tracce, dell’etereo latteo
che tutto smuove, su di questa terra
destinata dapprincipio a perire.
Sembrerà un’esistenza lacerata dall’attesa
e dai rigagnoli sparsi nel buio delle necessità,
l’inequivocabile sentenza che, matura,
sarà tradotta nell’indotto devastante per ogni offesa,
questa umanità che oltraggiata dal dubbio
non conoscerà più distruzioni di massa
e l’indifferenza dello sconosciuto si tramuterà in gioia,
la stessa che metterà sulle ginocchia dell’amore
ogni cielo da ninnare e il nuovo mondo.

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